Perché mi sento così?

È colpa del mio capo se sono così stressato!”

Questa situazione mi deprime…”

L’aereo mi mette ansia”

Perché ci sentiamo in un determinato modo? Cosa c’è davvero alla base delle nostre emozioni?

La risposta è molto più semplice di quello che potrebbe sembrare.

Siamo abituati ad attribuire la causa dei nostri stati d’animo a qualcosa o a qualcuno ma, in realtà, la vera responsabilità di ciò che proviamo è solamente nostra.

Mi spiego meglio con un esempio: siamo alla fermata del pullman e il nostro autobus è in ritardo. Abbiamo molta fretta perché stiamo andando a lavorare e il nostro capo ci tiene molto alla puntualità. Guardiamo l’orologio e sbuffiamo perché non abbiamo nessuna voglia di essere richiamati né di uscire più tardi stasera. Iniziamo ad andare avanti e indietro sul marciapiede controllando ripetutamente la strada in lontananza, nella speranza di veder comparire il pullman da un momento all’altro.

Ormai siamo nervosi e stiamo già maledicendo la società dei trasporti pubblici per l’inefficienza. “È una vergogna!” pensiamo “Perché è sempre in ritardo? Capitano tutte a me!”. E la nostra mente balza nel futuro, mettendo in scena il momento in cui il capo ci farà notare con disprezzo che non siamo stati puntuali.

Mentre siamo lì a consumare il marciapiede avanti e indietro, notiamo un nostro collega seduto alla stessa fermata, in attesa dello stesso autobus. Solo che lui sembra tranquillo e sorridente ed è intento a leggere il giornale.

Com’è possibile?

Se davvero il nostro stress dipendesse dal nostro capo o dall’autobus in ritardo, anche lui dovrebbe essere teso e nervoso, no?

E invece no.

Siamo abituati a pensare che da una determinata situazione (A) derivi una specifica conseguenza (C).

A

C

Il pullman è in ritardo

QUINDI sono nervoso

Il mio capo è molto esigente

QUINDI vado in ansia

Questa connessione è errata, e lo dimostra l’esempio della fermata del pullman.

In una stessa identica situazione, infatti, due persone possono avere emozioni e comportamenti completamente diversi. Come mai?

Perché manca la parte fondamentale di questa catena, il filtro attraverso il quale interpretiamo e diamo un senso al mondo che ci circonda: i nostri pensieri (B).

Ecco allora che lo schema diventa completo:

A

B

C

Il pullman è in ritardo

Capitano tutte a me! Questo servizio pubblico fa schifo!”

QUINDI sono nervoso

Meno male che mi sono portato il giornale per ingannare l’attesa”

QUINDI sono tranquillo

Il mio capo è molto esigente

Non sopporto di essere richiamato per qualcosa che non dipende da me”

QUINDI vado in ansia

Agitarmi non farà arrivare il pullman. Anche se mi dispiace, non c’è niente che io possa fare in questo momento per cambiare le cose”

QUINDI sono dispiaciuto ma non è così grave.

Diventare consapevoli dei nostri pensieri è il primo passo per imparare a gestire le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Questo non significa che non proveremo più tristezza, paura, agitazione, rabbia, ecc. Però ci aiuterà a porci una domanda fondamentale:

Questo pensiero mi è utile?

Non importa che sia vero o falso, giusto o sbagliato. In che modo pensare questa cosa in questo momento ci può aiutare? Ci spinge ad agire, a fare le cose diversamente? Se sì, allora abbiamo qualcosa da fare per provare a cambiare la situazione. In caso contrario, probabilmente ci stiamo solo torturando inutilmente.

Quando proviamo un’emozione intensa e sgradevole, quando ci sentiamo particolarmente in ansia, proviamo a fermarci a riflettere sui nostri pensieri. Prendiamo carta e penna e scriviamoli.

In questo modo li stiamo verbalizzando, stiamo dando loro una forma e abbiamo la possibilità di osservarli. Certe volte basterà solo questo per prenderne le distanze, per dirci che stiamo esagerando o che potrebbe esserci un altro modo di considerare le cose. In altri casi ci renderemo conto che ci sono persone o situazioni che innescano in noi quei pensieri e potremo interrogarci sul perché.

Ricordiamoci che siamo bravissimi a farci del male da soli perché conosciamo perfettamente i nostri punti deboli, i nostri difetti e le nostre mancanze.

Per questo non dobbiamo credere a tutto ciò che ci dice il cervello.

Il nostro modo di pensare si è strutturato nel tempo sulla base delle nostre esperienze di vita. Non ci nascondiamo dietro ad un “Sono fatto così”:

abbiamo il potere di cambiare

abbiamo la possibilità di fare le cose diversamente

abbiamo il diritto di impegnarci per il nostro benessere.

Dott.ssa Chiara Bosia

Psicologa Psicoterapeuta

Cognitivo Comportamentale

Torino

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