“Ti amo, ti strozzo”: come sopravvivere ai bambini

Credevo di essere una persona molto paziente, poi ho iniziato a lavorare nelle scuole materne…

I bambini, com’è giusto che sia, fanno i bambini. E, come tali, possono essere insistenti, oppositivi e testardi. Avere a che fare con loro è semplice fino a quando si parla per “sentito dire” o in base a ciò che dicono i manuali.
Ma, chiunque abbia a che fare con l’infanzia, sa che la pratica è ben diversa dalla teoria. Maestre e genitori si rivolgono a me accomunati da stanchezza, esasperazione e senso di colpa.

“Perché non mi ascolta?”
“Perché mi sfida continuamente?”
“Sono una persona terribile perché ho perso la pazienza?”

Diciamolo chiaramente: siamo esseri umani e gli errori fanno parte della nostra natura. I bambini adottano determinati comportamenti per svariate ragioni, ma spesso ciò che ci fa ammattire fa parte del loro percorso di crescita e determina la strutturazione della loro personalità.

Un altro punto fondamentale: i bambini danno il peggio di se stessi con le figure più vicine, più presenti, quelle delle quali hanno maggiormente bisogno.

-> Vi è mai capitato di lottare con vostro figlio per fargli assaggiare un pezzo microscopico di verdura e poi scoprire che all’asilo chiede il bis di carote?

-> Sentite di dover mettere in campo tutte le vostre migliori doti diplomatiche per fargli riordinare i giochi e invece a scuola basta uno sguardo della maestra?

Care mamme, vostro figlio non ce l’ha con voi, semplicemente sa di poter testare i suoi e i vostri limiti senza compromettere la relazione. In altre parole, ha bisogno di voi e sa che voi ci sarete sempre e comunque.

“Amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne avrò più bisogno” diceva Catullo in una delle frasi più belle e più azzeccate per chi ha a che fare con l’età evolutiva.

Ma quindi dobbiamo semplicemente rassegnarci e lasciargliele tutte vinte? ASSOLUTAMENTE NO!

I bambini hanno bisogno di regole e, soprattutto, hanno bisogno di figure coerenti e costanti.

Che cosa stiamo chiedendo davvero al bambino? Che cosa vogliamo che faccia? Davvero crediamo che lui riesca a capire come si deve comportare da un semplice “Fai il bravo”?
Che cosa significa “fare il bravo”?

Spesso i bambini non ne hanno la più pallida idea, quindi tendenzialmente procedono per prove ed errori.
Come se fossero dei piccoli scienziati, fanno esperimenti e tentativi.
Testano i limiti per capire fino a dove possono arrivare.
Osservano il loro ambiente e ne fanno un modello di comportamento.

Quante volte gridiamo al bambino di smettere di urlare?
Quante volte ridiamo di fronte ad una marachella rinforzando la gratificazione del piccolo?
Quante volte diciamo qualcosa che lui non dovrebbe assolutamente ripetere?

In tutte le situazioni simili a queste, come possiamo poi pretendere di dirgli che “non si fa”?

Avere a che fare con i bambini è faticoso proprio per questo, perché ci obbliga a lavorare su noi stessi, a metterci costantemente in discussione e a porci come modelli. Sempre accettando il fatto che ci saranno giorni peggiori di altri, momenti nei quali perderemo la pazienza o diremo/faremo cose sbagliate. Non è questo il problema, non possiamo evitare in alcun modo che ciò accada.
Dobbiamo però essere in grado di rimediare, di ricucire quel piccolo strappo nella relazione facendo in modo che diventi ancora più forte.

Amy McCrady, fondatrice di Positive Parenting Solutions, propone il modello delle 5R per gestire le conseguenze delle azioni dei bambini:

Rispettose: evitiamo di mortificare e giudicare il bambino. Lo stiamo sgridando per qualcosa che ha fatto, non per come è lui come persona. Diciamo chiaramente al piccolo qual è il comportamento indesiderato in modo che lui possa comprenderlo senza dover interpretare. Evitiamo frasi come “Non fare lo sciocco!”, “Sei un bambino monello!”, “Se fai così la mamma piange”.
Meglio dire “Non mi piace quando alzi le mani, se sei arrabbiato prova ad usare le parole per dire che cosa non va”.
Se non possiamo essere rispettosi, aspettiamo e prendiamoci del tempo per calmarci.

Relative al comportamento: la conseguenza deve essere strettamente legata al comportamento affinché ci sia un apprendimento.
Se non metti il caschetto, non puoi andare in bici” oppure “Se non ti lavi i denti, non potrai mangiare le caramelle”.
In questo modo stiamo mettendo il controllo nelle sue mani: il bambino può decidere di fare o non fare qualcosa, ma deve conoscerne le conseguenze. Dire “Se non spegni la TV non andrai alla festa” non è giusto, perché le due cose non sono correlate.
I bambini non devono amare le conseguenze, ma queste devono essere giuste. Altrimenti genereremo solo rabbia nei nostri confronti e loro non percepiranno un senso di controllo (perché siamo solo dei genitori cattivi ai loro occhi).
E se non trovo una conseguenza “giusta”? Forse devo usare delle strategie diverse. Le 5R sono un utilissimo strumento, ma non sono l’unico!

Ragionevoli: soprattutto per quanto riguarda la durata in base all’età e alla maturità del bambino. Il nostro obiettivo è che loro imparino qualcosa, non vogliamo infliggere inutili sofferenze. Inoltre, conseguenze esagerate perdono di valore, perché il bambino stesso sa che non verranno applicate.
Ho sentito maestre dire “Se non fate silenzio rimaniamo seduti in classe tutta la mattina!” o genitori minacciare il sequestro di tutti i mezzi tecnologici per un mese. Conseguenze troppo lunghe non servono e ci pongono più facilmente nella condizione di dover fare un passo indietro, perdendo credibilità per il futuro.

Rivelate in anticipo: in questo modo il bambino ha la possibilità di scegliere tra un comportamento adeguato e una conseguenza negativa. Nel momento in cui sanno che cosa li aspetta, hanno anche il potere di fare una scelta, potenziando il proprio senso di autoefficacia.

Ripetute: fate in modo che il bambino vi ripeta le conseguenze che gli avete illustrato. Ricercate il contatto oculare mentre gliele esponete e fate in modo che la sua attenzione non sia dedicata ad altro.
Allora, mi ripeti la nuova regola e che cosa succede se decidi di non rispettarla?
In questo modo avrete stipulato una sorta di contratto verbale.

Che cosa succede se il bambino continua comunque a mettere in atto comportamenti sbagliati?

Questa cosa succederà! Il piccolo sta imparando e farà degli errori. Quando succede, noi dobbiamo seguire la regola e mettere in atto le conseguenze precedentemente condivise con lui. Se non lo facciamo finiremo per non essere presi sul serio e le regole perderanno di valore agli occhi del bambino.
Evitiamo l’atteggiamento del “te l’avevo detto”. Genererebbe solo colpa e vergogna per una conseguenza perfettamente accettabile.

Vedo che hai deciso di non lavarti i denti e, quindi, di non mangiare il gelato oggi. Sono sicuro che la prossima volta farai una scelta migliore.”

Facciamo in modo che il piccolo mantenga la sua dignità e diventi responsabile delle proprie azioni. In questo modo è più probabile che possa fare scelte migliori in futuro, evitando atteggiamenti di sfida o di oppositività.

Dottoressa Chiara Bosia
Psicologa Psicoterapeuta
Cognitivo Comportamentale
Torino