“Vorrei ma…”: scuse olimpioniche per non fare sport

Perché non abbiamo voglia di fare sport

e poi siamo felici di averlo fatto?

Ieri non è stata una gran giornata per me. Avevo dormito poco e male. Il caldo aveva reso difficile addormentarmi e svariate ansie ne avevano approfittato per uscire allo scoperto e dare una festicciola nel mio cervello assonnato. Per tutto il giorno non sono riuscita ad ingranare come avrei voluto e alle 18 mi sarei volentieri coricata nel letto.

Però, un piccolo impegno si opponeva al mio spumeggiante programma: alle 19.30 dovevo andare alla lezione di yoga.

Per la prima mezzora la mia mente ha vagliato una serie infinite di scuse e giustificazioni che potessero mettere a tacere i sensi di colpa ed autorizzarmi a vegetare sul divano.

Fa troppo caldo oggi

Al parco è pieno di zanzare

Poi faccio tardi per la cena

Posso recuperare la lezione un altro giorno

Come nei cartoni animati, il diavoletto sulla spalla mi sussurrava tutte queste cose in modo abbastanza convincente.

All’altro orecchio, però, l’angioletto mi ha cortesemente ricordato che cerco scuse quasi tutte le volte che devo fare attività fisica. E, inoltre, avevo già pagato la lezione.

 

Così mi sono scollata dal divano e sono andata a fare una doccia fresca per riprendermi. Poi mi sono preparata svogliatamente, ho preso il tappetino ed ho pedalato con scarsa convinzione fino al parco.

Dopo pochi minuti qualcosa era già cambiato nel mio cervello: ero lì ed ero felice di esserci.

Avevo anche voglia di fare la lezione!

Tornando a casa un’oretta dopo mi sentivo leggera e felice e ho pensato di aver fatto bene a non cedere alle scuse per non andare.

Ho pensato anche a tutte le altre volte in cui mi è capitato qualcosa di simile.

Ma come mai dopo mi sono sentita così bene?

Tutti ormai sappiamo che l’attività fisica stimola la produzione di endorfine da parte del cervello, provocando un senso di soddisfazione e di appagamento. Ma c’è di più:

  • Sono stata a contatto con altre persone. L’università di Harvard ha condotto lo studio longitudinale più lungo della storia (oltre 75 anni!) per indagare il segreto della felicità, scoprendo che “le connessioni personali creano una stimolazione mentale ed emotiva, diventando un propulsore per l’umore; al contrario, l’isolamento sociale funziona da distruttore dell’umore” (Per approfondire, cliccare qui)
  • Ho portato la mia attenzione consapevole al respiro. Ho già approfondito i benefici della respirazione in un altro articolo del mio blog, che potete trovare qui.
  • Ho ossigenato le cellule del mio corpo con l’attività fisica, che è un po’ come far cambiare aria in casa aprendo le finestre.
  • Ho messo in contatto corpo e mente. Chi pratica sport lo sa: la prestazione fisica è strettamente connessa al nostro stato mentale, alle nostre emozioni e ai nostri pensieri. Corpo e mente non sono due entità distinte ed hanno bisogno di comunicare tra loro per coordinarsi e permetterci di migliorare la nostra performance.
  • Ho mantenuto un impegno, evitando di cedere alla pigrizia. Molte volte la nostra mente ci suggerisce delle scappatoie in grado di fornire un lieve beneficio a breve termine. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, queste soluzioni rapide non portano vantaggi nel lungo periodo, peggiorando il nostro umore e danneggiando l’immagine che abbiamo di noi stessi. L’ansia agisce proprio in questo modo: ci porta ad evitare ciò che temiamo, a scappare per stare bene nell’immediato. E, nel frattempo, ci consuma a lungo termine. Quindi spesso è utile ricordarci che “non dobbiamo credere a tutto ciò che ci dice il cervello” e fare un piccolo sforzo che ci avvicini al tipo di persona che vorremmo essere.
  • Ho riso. Mentre eravamo lì nel prato, concentrati sulla nostra posizione, un cagnolino ha fatto irruzione tra i tappetini portandoci la sua pallina per giocare. La padrona, visibilmente imbarazzata, è accorsa immediatamente, mentre il socievole cane non sembrava assolutamente intenzionato ad andarsene. Non è stato niente di che, ma è bastato a farci ridere. La risata fa bene al sistema cardiocircolatorio, riduce lo stress, migliora il sistema immunitario, è un antidolorifico naturale e porta energia al corpo e alla mente. Inoltre induce il cervello a rilasciare ossitocina, l’ormone “dell’empatia”, che aiuta a creare legami individuali e di gruppo (Qui trovate un interessante articolo per approfondire).

Tutto questo è successo nell’arco di un’ora. Sessanta minuti che avrei passato sul divano sentendomi in colpa e cercando ulteriori giustificazioni.

Quante volte diciamo di “non avere tempo”? Quanto tempo sprechiamo a scorrere i social col pollice? Quante cose potremmo fare mentre aspettiamo di farne altre?

E nemmeno la stanchezza è una scusa valida, perché sappiamo che l’attività fisica può darci molta energia.

Ecco, sappiamo un sacco di cose, eppure troppo spesso lasciamo vincere il diavoletto pigro. Troppe volte scegliamo la scappatoia, il beneficio a breve termine.

Non è colpa della giornata storta, del capo che ci opprime, del meteo sfavorevole o della mancanza di tempo.

Dipende da noi e dal tipo di persona che vorremmo essere andando a dormire alla sera.

 

 

…Quindi, secondo voi, quanto dovrò litigare con me stessa lunedì prossimo per scollarmi dal divano?

 

dott.ssa Chiara Bosia

Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Torino

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